UNO DEI MIGLIORI SLOGAN DI SEMPRE

Al di là che ti piaccia o meno il personaggio, Donald Trump sta conducendo una campagna elettorale molto efficace, basata su una serie di contenuti molto forti e su uno slogan molto preciso: “Make America Great Again”. In politica, gli slogan costituiscono una parte molto importante del successo di un candidato: il dottor Frank Luntz, uno dei massimi esperti di comunicazione politica al mondo (è l’uomo che si cela dietro i più clamorosi successi elettorali statunitensi degli ultimi 30 anni) sostiene addirittura (e io condivido) che uno slogan può, da solo, decretare il successo o l’insuccesso di un candidato. Pensa al mitico e insuperabile “Yes We Can” del presidente Obama e pensa al patetico e tristissimo “Si può fare” del nostrano Veltroni o all’ancor più triste “Possibile” di un altro politico italiano, tale Civati (questi due ultimi slogan sono talmente brutti che ho voluto dedicare all’argomento un post a parte).

Analizziamo lo slogan di Trump.

Anzitutto, il “make” iniziale è magnifico: un comando diretto a chi ascolta (“fai”). In lingua inglese, è un verbo che implica azioni: fare qualcosa affinché un altro qualcosa accada, mettere insieme cose per realizzare qualcosa, compiere azioni pratiche per ottenere risultati specifici. Il comando è diretto: un preciso ordine che tu, persona del pubblico, ricevi dal tuo comandante in capo.

Poi, abbiamo il “great”, parola che indica magnificenza e grandezza e che solo a pronunciarla ti fa aprire la bocca in un sorriso (fallo anche tu, dillo a voce alta e verifica di persona). È un aggettivo molto suggestivo ed evocativo.

Infine, la ciliegina sulla torta: “again”, ovvero “ancora, un’altra volta”. Perché è così magica questa parola? Perché permette a Trump di suscitare in chi ascolta un cosiddetto ri-accesso emotivo, ovvero il ritorno con la mente a momenti emozionalmente significativi. Quando lui dice “ancora”, il riferimento è a un momento del passato in cui l’America era grande: lui evita di riferirsi a un momento specifico, perché susciterebbe pareri discordanti e costringerebbe i suoi potenziali elettori a discutere su qual è il momento più “grande” della loro Nazione. Lui resta sul vago, dice “grande ancora, grande come una volta”. Il che è importante perché Trump, con questa strategia linguistica, “aggancia” il momento scelto dal suo interlocutore (quale che sia!) alla propria figura. E, di fatto, accontenta tutti: quando lui dice “again”, qualcuno andrà con la mente all’epoca Regan (se per lui quella era l’America “grande”), qualcun altro all’epoca Clinton, qualcun altro all’epoca Bush e così via: ogni ascoltatore pensa alla sua idea di “America Grande” e associa quella sensazione alla figura di Trump. Magistrale, sei d’accordo?