CATTURARE L’ATTENZIONE DI OLIMPIA & ZEUS

Ho due cani, due meravigliosi Amstaff: Zeus (lui) e Olimpia (lei). Quando, intorno, le persone parlano e loro sono accoccolati vicino al caminetto , nel loro cervello succede una cosa

simile: “bla bla bla bla bla bla bla bla ZEUS (o OLIMPIA) bla bla bla bla bla BISCOTTO bla bla bla bla bla CORRERE bla bla bla bla…” e così via. Ovvero, nel rumore di fondo, la loro attenzione è attratta solo dalle parole che per loro hanno un senso. La stessa cosa vale per noi esseri umani: se tu hai in testa un pensiero preciso (ad esempio: “corsi di formazione”) la tua attenzione selettiva ti porterà ad attivare l’attenzione sulla categoria semantica, ovvero sulla rete di parole che sono collegate a quell’idea (ad esempio: corsi, aula, formazione, trainer, risultati, successo, imparare, scuola).

La questione oggi è molto delicata, perché siamo letteralmente bombardati da migliaia (migliaia!!!) di messaggi al giorno, che vanno dalla marca che leggo sull’etichetta dall’acqua, allo spot che ascolto in radio, alle decine di pagine che scrollo in rete ogni giorno (sì, le pagine si “scrollano” molto velocemente… qualcuno ancora crede che si leggano?). In questa jungla di parole, scritte e suoni, la nostra attenzione si perde fra le nuvole. E il nostro compito, attraverso la scelta consapevole del linguaggio, è quella di attirarla a noi (“catturare l’attenzione” mi par brutto, preferisco “attirare l’attenzione”). È un gran lavoro, ma ti permette di ottenere risultati strepitosi.

Quando lavoro per la stesura di un sito o di una presentazione (scritta o parlata), la prima cosa che mi interessa sapere è: qual è l’obiettivo di chi legge o ascolta? Perché le persone funzionano così, per raggiungimento di obiettivi (anche se spesso ne sono inconsapevoli). Una volta che mi è chiaro l’obiettivo (o il probabile obiettivo di chi legge), allora posso studiare una rete di parole che siano semanticamente connesse fra loro e che riguardino l’obiettivo: queste parole sono le stesse parole che gironzolano nel cervello di chi mi ascolta, in attesa che qualcuno le attivi. Per esempio: se l’obiettivo del mio cliente è acquistare un paio di scarpe da running, nel suo cervello troverò – pronte per essere attivate – parole come corsa, running, scarpa, pista, sterrato, ammortizzazione, fiato, abbigliamento, maratona, tempo, cronometro e così via. Se devo tenere un discorso in azienda, farò la stessa cosa: ponendo che l’obiettivo dei miei collaboratori sia “guadagnare più soldi”, seminerò il discorso con una rete di parole semanticamente connesse con “guadagnare”: guadagno, soldi, crescita, possibilità, risultati, successo e così via. Fatto questo, quel che mi resta da fare è seminare queste parole nella mia comunicazione, parlata o scritta.Attenzione: parlo di semina non necessariamente esplicita. Ovvero: posso parlare di “maggiori guadagni” parlando di soldi ma posso anche dire che “l’azienda ha guadagnato posizioni” o che “il guadagno energetico che si ottiene…” o che “noi possiamo guadagnarci la fiducia del cliente”. Insomma: posso seminare dove voglio, per ottenere lo stesso effetto che anche tu hai quasi certamente almeno una volta sperimentato, durante una chiassosa festa, perso fra mille conversazioni, all’improvviso richiamato alla realtà dal suono del tuo nome. Ebbene, che ti è successo? Cento persone stanno parlando e le conversazioni sono confuse. Poi, senti il tuo nome e ti giri, perché quella parola ha senso per te.

Ecco: quando comunichiamo (parlando o scrivendo) ricordiamoci che le nostre parole devono avere senso per chi le ascolta.

A questo punto, buon divertimento con le tue “reti” di parole!

E, nel caso ti sia venuto il dubbio che il tuo sito o le tue comunicazioni commerciali abbiano bisogno di una revisione (e quasi certamente è così)… sai dove trovarmi 😉