LE PAROLE DA EVITARE DURANTE UNA PRESENTAZIONE

Quando parlo di “presentazioni ad alto impatto“, mi riferisco sia al processo di vendita one-to-one, sia alle riunioni che si svolgono normalmente in azienda

sia, infine, alle presentazioni vere e proprie, svolte davanti a un pubblico. In ogni caso, ci sono regole ben precise da tenere a mente, per evitare di commettere errori che ne potrebbero pregiudicare l’esito e per avere la certezza di ottenere il massimo risultato. Tra queste regole, alcune riguardano la struttura della presentazione, altre il linguaggio da usare. Altre, infine, il linguaggio da evitare. Ecco per te alcune parole davvero “tossiche”, che possono rovinare la tua presentazione (e che, in ogni caso, pregiudicano la tua comunicazione).

  1. SCUSA: evita di scusarti, perché la parola “scusa” dichiara inferiorità psicologica e mette il pubblico in posizione di vantaggio. Ci si scusa solo quando si fa qualcosa di sbagliato o si arriva in ritardo. Per il resto, lascia stare. Molti relatori si scusano se il computer si impalla, se la slide non funziona, persino se bevono durante lo speech: “scusate un attimo…”. Da cancellare.
  2. PROVARE, CERCARE: due verbi davvero inutili, oltre che dannosi. Se “cerchi” di spiegare, hai già dichiarato di non essere potenzialmente in grado di farlo, distruggendo la tua credibilità. Se vuoi “provare” a mostrare, a convincere, a spiegare… è lo stesso: come dice il maestro Yoda, “provare uguale fallire”. È un verbo, quest’ultimo, ormai celebre per questo suo potere perverso: induce letteralmente senso di fallimento. Ed è sorprendente come molte persone, anche chi magari ha frequentato un paio di corsi e pensa di aver capito tutto, ancora lo usino. “Adesso cerco di spiegarvi…”, “adesso provo a…”: via, via subito!
  3. SPERO: mai. Punto. Stai presentando, stai vendendo. Cosa speri? Se vuoi la speranza, vai in Chiesa o dove altro vuoi. La vendita e le presentazioni in genere non sono adatte a chi spera, ma a chi fa. “Spero che la serata vi interessi”, “spero che vi sia piaciuto”, “spero di…”. No.
  4. MI SONO SPIEGATO? Mai, mai, mai. Nel momento in cui chiedi al tuo pubblico o al tuo cliente se ti sei spiegato, ti sei appena dato dell’idiota, incapace di parlare o di spiegarti correttamente. Con un’idea del genere in testa, come potranno poi crederti e fare quello che chiedi?
  5. AVETE CAPITO? Peggio che andar di notte. Invece di dare a te dell’idiota, lo stai dando a chi ti ascolta, presupponendo che – appunto – non sia abbastanza sveglio da comprendere quel che dici.

Naturalmente, ci sono le parole adatte per sostituire queste che non vanno. La cosa basilare è, soprattutto all’inizio, concentrarsi su questi scivoloni linguistici, per pulire il vocabolario. Fallo, e le tue presentazioni commerciali e di vendita faranno un incredibile salto di qualità!

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E poi, naturalmente, ti aspetto in aula!