COME ROVINARE LA PROPRIA RIUNIONE IN POCHE SEMPLICI MOSSE

Che tu parli in pubblico per presentare un prodotto o un’idea o che tu debba tenere riunioni con colleghi o collaboratori,

la sostanza

resta la stessa: oltre a padroneggiare il contenuto e gli argomenti, devi stare anche molto attento a come racconti quel che devi dire, alle frasi che scegli e alle parole che usi.

Il cervello inconscio è velocissimo a trarre le conclusioni: se quello conscio (la parte prefrontale) alla fine “arriva” a capire il senso di quel che dici e lo interpreta alla luce del contesto, quello inconscio (il cervello primitivo o rettile) decide in 12 millisecondi. O gli piaci, oppure no. O lo convinci, oppure no. E se le parole che dici lo disturbano, smetterà di ascoltarti, anche se la parte logica insisterà per farlo.

Detto questo, vediamo insieme quali sono tre importanti scivoloni che spesso si compiono durante presentazioni e riunioni. Questi scivoloni, bada bene, sono motivati dal sincero e sano desiderio di mantenere un buon rapporto con il proprio pubblico e di verificare se quello che sta accadendo va bene per loro. Allo stesso tempo, ricorda che le buone intenzioni non sempre pagano. E, a volte, anzi, si ritorcono contro chi le mette in pratica.

Primo scivolone: “Mi sono spiegato?”

Questa frase trasmette un solo messaggio, ovvero che chi parla è poco di sicuro di se stesso e teme di non essere abbastanza bravo (anche se non è così: ricorda che l’inconscio parla un linguaggio tutto suo). Inoltre, genera in chi ascolta il dubbio, più o meno palese, circa le capacità espositive di chi fa la domanda. Insomma: un autogol di proporzioni cosmiche.

Secondo scivolone: “Vado bene così?”

La richiesta di conferma da parte di chi parla produce lo stesso effetto della frase precedente, anzi forse persino peggiore. Tre parole che richiamano idee di insicurezza, debolezza, bisogno di rassicurazione.

Terzo scivolone: “Avete capito?”

Forse questa è la peggior cosa da chiedere durante una riunione. Perché se è vero che chiedere “mi sono spiegato bene?” genera dubbi sul parlante ma, alla fine, può persino ispirare tenerezza e simpatia, la domanda “avete capito?” ha un unico e preciso effetto: far passare da idiota chi sta ascoltando. Il presupposto implicito, infatti, è che chi ascolta non sia abbastanza sveglio o intelligente per comprendere i concetti espressi.

Ripeto: so bene che chi fa domande del genere vuole solo sincerarsi che tutto stia procedendo per il verso giusto. Allo stesso tempo, ripeto anche un concetto per me sacro: la scelta non è mai fra gentilezza O efficacia. La scelta è essere gentili E efficaci!

Ecco alcune domande, a puro titolo di esempio, che gratificano l’intento positivo di chi parla, aiutano le persone che ascoltano a seguire con attenzione e fanno bene a tutti, a chi parla e a chi ascolta.

“Tutto bene, sin qui?”

“Avete domande su quello che ho detto finora?”

“Ci sono cose che volete che spieghi ancora/o in modo diverso/o di cui volete un approfondimento?” (nota bene: usa SOLO queste parole! Se chiedi “ci sono cose che volete che spieghi meglio?”, hai appena presupposto senza volerlo che le hai spiegate male e che non sei stato abbastanza bravo!)

 

 

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