COME CONVINCERE IL CERVELLO RETTILE (1)

Il cervello rettile è prevenuto e ostile. È progettato da Madre Natura da un lato per essere diffidente (il suo programma è: “nel dubbio, scappa”) e d’altro lato per cercare, all’interno del gruppo, il leader da seguire in caso di difficoltà.

Ci sono moltissimi modi per suggestionare il cervello rettile (ne ho scritto in questo blog e ne parlerò in aula, durante i nuovi corsi 2017): uno di questi è legato al modo in cui parli e, più precisamente, alle parole che usi. Ci sono alcune parole e alcune frasi, infatti, che distruggono immediatamente la tua credibilità e che danno al cervello rettile di chi ti ascolta la sensazione che tu non sia il “leader” che sta cercando. Si tratta di processi velocissimi (le sensazioni, spesso, sono razionalmente inspiegabili) ai quali è impossibile sottrarsi. Perciò, per evitare di perdere credibilità e per guadagnare immediatamente una potente aura carismatica agli occhi di chi ti guarda, ecco alcune parole e frasi che devi assolutamente cancellare dal tuo vocabolario.

GRAZIE: nei contesti in cui vuoi assumere un ruolo di superiorità psicologica (tradotto: se al bar ti offrono il caffè, ringrazia!), evita questa parola. Sbilancia il tuo ruolo e ti pone in posizione di debito. Se vuoi apparire come un “alpha dog”, ovvero un “capobranco”, sii gentile senza ringraziare (leggi qui la spiegazione completa).

SCUSA, MI SPIACE: quando si fa qualcosa di sbagliato, è buona cosa scusarsi. La questione è che spesso si usano queste parole fuori contesto, come “modo di essere gentili”. Durante una presentazione o una riunione il computer si incanta? “Scusate”, “Mi spiace”. Devi passare in mezzo a un gruppo di persone che sta chiacchierando in mezzo al corridoio? “Scusate”. Vuoi richiamare l’attenzione del cameriere? “Scusi”. Ecco, puoi fare di meglio, pur restando gentile. Se il computer si impalla, è mica colpa tua. Puoi semplicemente dire: “il computer è bloccato, ora sistemo”. Se devi passare fra altre persone, basta un “permesso…”. E per il cameriere? Chiamalo per nome, oppure con un elegante ed efficace “per cortesia”.

DAVVERO, VERAMENTE, FIDATI: sono i cosiddetti “rimarcatori di verità”, del tutto inutili quando la persona che parla è assolutamente convinta di quel che dice. Chi li usa, più o meno consapevolmente, dichiara insicurezza personale. Quando una cosa è vera, è vera. Punto. Non hai bisogno di aggiungere altro.

HO BISOGNO: se dichiari di aver bisogno, perdi carisma. “Ho bisogno dei dati per…” deve necessariamente diventare “Voglio i dati per…”. Puoi metterci tutti i “per favore”  e “per piacere” del mondo. Ma se a un figlio, a un collega o a un cliente dici che “hai bisogno”, parti svantaggiato. I leader non hanno bisogni, ma desideri.

POTRESTI? Potrebbe. Già l’uso dei condizionali è fortemente pregiudizievole, quando si tratta di costruire credibilità (vanno benissimo, i condizionali, quando vuoi suggestionare chi ti ascolta, ma è un altro argomento: puoi leggerne qui). Se poi al condizionale ci metti il verbo “potere”, allora la frittata è fatta. “Potresti dirmi…?” diventa “Dimmi, per cortesia…”. “Potresti fare più attenzione…” diventa “Fai più attenzione”. E, in vendita, “mi potrebbe elencare i motivi…” diventa “per cortesia, ora mi elenchi i motivi…”.

Ecco, questo è un assaggio. Se pensi che questi modi di parlare ti rendano più maleducato o più aggressivo, rileggi il post e soprattutto analizza le tue convinzioni limitanti.

Perché la questione è che, con il modo giusto, puoi dire qualsiasi cosa.