USA LE PAROLE PER INFLUENZARE IL TUO UMORE

Ieri, sul gruppo “L’Ordine di Merlino” (il mio gruppo di lavoro dedicato allo studio e alla pratica del linguaggio d’eccellenza), un partecipante ha scritto: “Io ho una difficoltà, noto che il mio linguaggio

è strettamente collegato al mio stato d’animo, quando ce le ho girate combino casini…”.

È esattamente così.

Ovvero: il nostro umore influenza in modo diretto il nostro linguaggio. Quando siamo nervosi, giù di corda o arrabbiati, le nostre parole lo dimostrano. Usiamo tutti le stesse metafore: come ha brillantemente notato la collega Luciana Landolfi, per definire stati d’animo poco piacevoli, il riferimento è sempre al basso (“Mi sento giù”), al buio (“vedo nero”), al contratto (“sono bloccato”). C’è di più: quando siamo arrabbiati, ricorriamo a concetti che sono tabù per l’essere umano: Dio, escrementi, sesso. È una cosa curiosissima: ogni insulto o imprecazione chiama in causa il divino, gli escrementi, il sesso. Queste parole e queste immagini sono dentro di noi: il linguista Lakoff parla di “parole incarnate”, mentre Chomsky li definisce “universali lingustici”. Poco importa l’etichetta, del resto. Quel che conta è il processo, il “come funziona”.

Perciò, quando sei arrabbiato, non solo usi parole di un certo tipo, ma queste parole aumentano il tuo livello di arrabbiatura, perché essendo collegate a precise immagini, quando le pronunci di fatto evochi una determinata reazione chimica.

Funziona così: stato d’animo “arrabbiatura” ===> “parole arrabbiate” ===> immagini collegate a queste parole ===> reazione chimica collegata a queste parole ===> aumento della “arrabbiatura”. 

Più imprechi, insomma, e più ti arrabbi: va da sé che uno stato alterato raramente produce comportamenti funzionali.

La buona notizia è che puoi usare questa dinamica a tuo vantaggio. Se, ad esempio, quando sei arrabbiato o ti senti giù di corda ti impegni a evitare parole direttamente collegate a questo stato d’animo e a usare parole relative a stati d’animo opposto, puoi influenzare positivamente e rapidamente il tuo umore, in virtù del processo che ti ho appena descritto.

Funziona così: stato d’animo “arrabbiatura” ===> “parole gentili” ===> immagini collegate a queste parole ===> reazione chimica collegata a queste parole ===> diminuzione della “arrabbiatura”. 

Può sembrare complicato, ma è piuttosto semplice: puoi usare metafore, sarcasmo, esasperazioni, regole linguistiche. Se sei arrabbiato, puoi dire, esagerando, cose come “uh, sono proprio felice, oggi!”. Oppure, puoi fare ironia: “certo che tutte le cose belle capitano a me, eh?”. Oppure, puoi usare le negazioni: “giornata non proprio piacevole, oggi”. Il cervello, a livello di pura semantica, non ha senso dell’ironia e nemmeno sa cos’è il sarcasmo. Quel che dici, lui elabora.

Con la consapevolezza di questi principi e con gli strumenti giusti, insomma, puoi uscire dal circolo vizioso del tuo cattivo umore che ti fa stare sempre peggio e puoi decidere tu come stare. Sei libero di scegliere: le parole giuste, nel giusto ordine.

Per saperne di più su umore, metafore e linguaggio: “Respira come se fossi felice”.