VACCINI, LINGUAGGIO E TRE CERVELLI

Se ne fa un gran parlare.
Per quanto mi riguarda, nessun commento a favore o contro la vaccinazione obbligatoria (ovviamente ho la mia idea, ma non è questa la sede).
Solo alcune considerazioni sulla linguistica e della comunicazione in generale, con particolare riguardo alla presentazione dei dati, alla definizione del “frame” (ovvero della “cornice di contesto”, che in politica è arte essenziale) e all’approccio più utile per convincere qualcuno a cambiare idea, in un senso o nell’altro.
 
Prima considerazione:
Anzitutto, parliamo di “frame”, ovvero di cornice. Quando inizio una discussione o un dibattito, posso – senza che nessuno se ne accorga – porre i cosiddetti “pali semantici”, ovvero i termini entro cui la discussione si svolgerà. È un grande potere, perché uscire dal frame richiede uno sforzo cognitivo e retorico davvero importante. Se poniamo la questione, ad esempio, “a favore o contro la vaccinazione obbligatoria”, il nostro #cervellorettile va ad operare su questa decisione (si chiama “doppio legame”, ti “costringe” a scegliere fra due opzioni predeterminate da qualcun altro) e casca nella trappola dei “quantificatori universali impliciti”: io potrei rispondere, svicolando dalla trappola, “a favore o contro di… tutti i vaccini? Tutti tutti?”, oppure “contro tutti i vaccini?”. Ponendo la questione in termini diversi, ad esempio: “a favore di quali vaccini?” o “contro quali vaccini?”, invece di cascare nella trappola di una scelta forzata, saremmo obbligati a usare la #neocorteccia per operare una scelta più razionale e critica, invece di lasciarci trasportare dal puro pathos (#cervellolimbico). Chi sceglie i doppi legami, di fatto, consapevolmente o meno, vuole evitare l’argomentazione e il ragionamento. È una tecnica di manipolazione abbastanza nota ma che, a quanto pare, miete ancora vittime.
 
Seconda considerazione:
Viene spesso usata, anche dai media, la trappola della cecità selettiva: “una bambina non si è vaccinata ed è morta”. Qui scatta l’aggancio con il #cervellorettile e la sua naturale paura dell’estinzione. Chi pone la questione in questi termini sa che il cervello reagirà con un ragionamento del tipo “post hoc ergo propter hoc”, artificio retorico in base al quale mettere due affermazioni vicine (“la bambina non si è vaccinata” + “è morta”) fa in modo che il cervello di chi legge crei da solo una connessione causa->effetto: “è morta PERCHÈ non si è vaccinata”. Il che è tutto da vedere: magari era malata per i fatti suoi, o chissà cos’altro. Facendo altri esempi: se io scrivo che “un vegano è morto durante una maratona” il tuo cervello sarà portato a pensare che l’alimentazione vegana è causa della morte. Ma se io scrivo “un uomo che mangiava sei volte la settimana da McDonald’s è morto durante una maratona”, il tuo cervello collegherà la morte a un altra causa. Insomma, vedi quanto è facile spostare il pensiero delle persone esattamente dove vuoi che vada?
 
Terza considerazione:
I dati sono interpretati a seconda di come vengono presentati e a seconda, ancora una volta, dei frame di riferimento (su questo, la politica americana è magistrale: da “operazioni di pace” a “fuoco amico”, per intenderci).
Per esempio: se io metto in connessione il fatto che in Italia ci siano poche vaccinazioni e un numero alto di malati di morbillo, è una cosa: chi legge trae alcune conclusioni, fra le quali, probabilmente, quella per cui vaccinarsi poco produce un incremento dei casi di malattia. Ma se io metto in connessione che in Italia si vuol rendere obbligatorio il più alto numero di vaccini in Europa e il fatto che l’Italia è fra i Paesi più corrotti d’Europa (al momento, secondo l’ultima indagine di Transparency, fa peggio di noi solo la Bulgaria), è un’altra cosa: il cervello potrebbe pensare che la questione corruzione c’entri qualcosa. Se poi, come ho visto fare, ci metto una foto dell’ex ministro De Lorenzo, che per rendere obbligatorio un vaccino che prima non lo era, ha intascato una mazzetta da 500 milioni di lire, il gioco è fatto.
 
Infine: come convincere la neocorteccia.
I duellanti di questa sfida lanciano nel web provocazioni a base di studi scientifici, tanti a supporto e tanti a sfavore. Posto che dal punto di vista scientifico puoi trovare la conferma a tutto e al contrario di tutto (ti basta andare in libreria, nel reparto alimentazione: milioni di studi scientifici che dimostrano che con la carne si muore e milioni di studi scientifici, condotti da altrettante università – a volte dalle stesse che certificano che la carne sia dannosa – che dimostrano che invece con la carne si campa cent’anni e si muore mangiando cereali), la questione, in termini #trecervelli è un’altra. Se poni un dato scientifico a una persona convinta del contrario, il dato scientifico verrà semplicemente ignorato. Illogico? Sì. Ma siamo fatti così. Si chiama “effetto backfire”… ma questo è tema per altro post.